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Dispositivi audio-visivi

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Streaming, Videosorveglianza e Privacy
Alcune indicazioni circa la partecipazione alla S. Messa in diretta streaming.
PASTORALE | 29/12/2020


La parrocchia ha da poco installato, nei luoghi e negli spazi parrocchiali ove si svolgono le celebrazioni liturgiche, un impianto di telecamere per la videosorveglianza e la trasmissione in diretta streaming delle funzioni religiose.

L’adozione di un simile sistema audio-visivo, richiede l’osservanza della normativa europea in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 679/2016 GDPR), e obbliga il titolare del trattamento ad informare gli interessati circa la messa in funzione dei dispositivi suddetti, nel rispetto delle citate disposizioni e dei diritti degli interessati. (Linee guida 3/2019 sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi video Versione 2.0, adottate il 29 gennaio 2020).

In merito, sono state approntate, ed affisse presso la bacheca posta all’ingresso della chiesa, le seguenti Informative di primo livello:

opportunamente integrate ed estese con le Informative di secondo livello:


La trasmissione delle Messe in diretta streaming, oltre all’obbligo di avvisare i fedeli della trasmissione e di fornire idonea informativa privacy, richiede la necessità di garantire la presenza di un’area della chiesa fuori dalla portata delle telecamere, in modo tale che chiunque possa entrare, sostare e uscire da quest’area senza essere mai ripreso. In quest’area, localizzata nell'ultima fila di banchi a sinistra della chiesa, guardando dalla porta centrale d'ingresso (cfr. planimetria allegata), sarà anche distribuita la Comunione da un Ministro, in modo da non costringere i presenti che volessero comunicarsi a essere ripresi. La libertà religiosa implica non solamente il diritto di prendere parte alle celebrazioni liturgiche ma anche quello di farlo senza pubblicità.

Il Protocollo per le celebrazioni liturgiche siglato dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal governo italiano lo scorso 7 maggio raccomanda la trasmissione delle Sante Messe e delle altre liturgie in streaming in questo tempo di emergenza sanitaria.
È bene chiarire che la Messa seguita attraverso i mezzi di comunicazione non sostituisce la partecipazione “fisica” alla celebrazione in chiesa, ma ha un alto valore spirituale per chi è impossibilitato a partecipare. Così si è espressa recentemente la Congregazione per il Culto Divino:

“Per quanto i mezzi di comunicazione svolgano un apprezzato servizio verso gli ammalati e coloro che sono impossibilitati a recarsi in chiesa, e hanno prestato un grande servizio nella trasmissione della Santa Messa nel tempo nel quale non c’era la possibilità di celebrare comunitariamente, nessuna trasmissione è equiparabile alla partecipazione personale o può sostituirla.” (CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI, Torniamo con gioia all’Eucarestia, 12 settembre 2020).

Nello stesso senso si era espressa anche la Conferenza Episcopale Italiana nel 1984:

“La messa in tv è spesso vissuta con partecipazione e devozione dal malato, dall’anziano, o da chi si trovi comunque nell’impossibilità di recarsi personalmente in chiesa. E proprio a questi ultimi essa può offrire un servizio spiritualmente assai utile. Anzi, è soprattutto a queste categorie di persone che bisognerà pensare nella preparazione di quelle messe, nell’omelia, nelle intenzioni della preghiera universale. È evidente che una Messa alla televisione o alla radio, che in nessun modo sostituisce la partecipazione diretta e personale all’assemblea eucaristica, ha i suoi aspetti positivi: la parola di Dio viene proclamata e commentata “in diretta”, e può suscitare la preghiera; il malato e l’anziano possono unirsi spiritualmente alla comunità che in quello stesso momento celebra il rito eucaristico; la preghiera universale può essere condivisa e partecipata. Manca certamente la presenza fisica, ma l’impossibilità di portare un’offerta all’altare non esclude quella di fare della propria vita (malattia, debolezza, memorie, speranze, timori) un’offerta da unire a quella di Cristo" (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Il giorno del Signore, 1984).

Da quest’ultimo breve estratto si intuisce innanzitutto l’importanza della trasmissione “in diretta”, in cui la contemporaneità tra l’ascolto del fedele in casa e lo svolgimento della celebrazione in chiesa favoriscono una vera “partecipazione spirituale” e non solo la mera “visione” tipica di un telespettatore.

“Per questo stesso motivo risulta fuorviante trasmettere celebrazioni sacramentali in differita o in modo ripetitivo attraverso i media. Tanto meno si può pensare che le celebrazioni sacramentali possano avvenire tramite i media, come ipotizzato da alcuni per il sacramento della penitenza.” (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, 2004, n. 64).

Inoltre è chiaro che tale modalità è utile specialmente per quei soggetti fragili a cui è sconsigliata la partecipazione in presenza specie nei mesi più freddi dell’anno e permette anche ad essi di sentirsi parte della Comunità parrocchiale.

Sotto tale profilo le celebrazioni sono regolate sia dal Decreto Generale della Conferenza Episcopale Italiana sia, a causa della loro trasmissione attraverso i social al di fuori dell’ambito prettamente ecclesiastico, dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati (conosciuto con l’acronimo inglese GDPR) (CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Decreto generale. Disposizioni per la tutela del diritto alla buona fama e alla riservatezza, 25 maggio 2018; Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 pubblicato nella versione definitiva sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea n. 127 del 23 maggio 2018).

Consapevoli del fatto che Dio non abbandona mai l’umanità che ha creato, e che anche le prove più dure possono portare frutti di grazia, abbiamo accettato la lontananza dall’altare del Signore come un tempo di digiuno eucaristico, utile a farcene riscoprire l’importanza vitale, la bellezza e la preziosità incommensurabile. Ora che siamo tornati all’Eucaristia, però, nonostante le continue restrizioni, occorre celebrarla con il cuore purificato, con uno stupore rinnovato, con un accresciuto desiderio di incontrare il Signore, di stare con lui, di riceverlo per portarlo ai fratelli con la testimonianza di una vita piena di fede, di amore e di speranza. Tutti devono riprendere il loro posto nell’assemblea dei fratelli, riscoprire l’insostituibile preziosità e bellezza della celebrazione, richiamare e attrarre con il contagio dell’entusiasmo i fratelli e le sorelle scoraggiati, impauriti, da troppo tempo assenti o distratti.







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