Quel giorno ... nel ghetto

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Parrocchia San Giuseppe
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Quel giorno ... nel ghetto

Parrocchia San Giuseppe Manfredonia
Pubblicato da Paolo Simonetti in Preghiera · 28 Novembre 2021
E’ Domenica, e tu arrivi inaspettato in parrocchia a chiederci di accompagnarti, per trascorrere insieme una giornata nel ghetto di Rignano, dove vivono diversi migranti che arrivano in Puglia per raccogliere i pomodori. Alcuni di noi, entusiasti come bambini appena invitati ad una festa a sorpresa, ti diciamo subito di sì. Appena giunti con il tuo pulmino colorato, però, un’immagine si fissa indelebile nella mia mente e nel mio cuore, come un pugno nello stomaco.

Mi trovo in un luogo con una forza espressiva a tal punto trascinante da oltrepassare i confini di qualsiasi immaginazione. Luogo in cui si respira una sofferenza la cui verità cammina davanti a coloro che la vivono, uomini, donne e ragazzi che hanno così tanto mal di vivere e così pochi mezzi per farsi intendere. La miseria del mondo, una cosa umanamente inaccettabile.

Scosso da quell’immagine deforme, al punto da farmi sorprendere dalla paura che voleva tornassi indietro, mi sento impreparato, inadeguato. Tu, mi accompagni con un braccio e, come un fratello, mi incoraggi ad entrare in quell’”inferno”, mi avvicino ad alcuni di loro, iniziamo a scambiarci qualche parola, ascolto le loro storie, mi sono vicini. In un attimo, mi accorgo che mi appartengono e tu, quasi a volermi confortare, mi dici: “A volte è meglio concentrarsi sulla vita. Non aver paura, queste persone sono meravigliose, malgrado le profonde cicatrici che ne attraversano il corpo e la mente.” Ero agitato, ora mi sento bene!

E’ vero! Mi ritrovo sommerso dai loro volti segnati da mille desideri, attese, speranze. A stento riesco a trattenere l’emozione. Commosso, afferro quelle braccia tese, stringendole a me, sperando nella loro comprensione. In segno di amicizia ricambio quel gesto, quasi a voler farmi perdonare per quella reazione di diffidenza e superficialità iniziale. Eccolo il ghetto, un fazzoletto di terra trascurato, abbandonato da chi poteva e doveva intervenire, dove però un raggio di luce riesce a trovare il modo di infiltrarsi in ogni spiraglio, in ogni breccia aperta sulle pareti di cartone e lamiera costruite a malapena.

La testimonianza più forte che mi segna profondamente, è quella della Messa celebrata in una di queste baracche. Ci chiami a vivere questo momento di perfetta comunione con Dio e tu stesso, padre Arcangelo, vuoi che io ne rimanga colpito e così avviene!  Al canto dell’Alleluia, coloro che credevo vivessero nella disperazione di una vita di stenti, cominciano a cantare, a ballare prendendomi per mano, trasmettendomi una gioia indescrivibile che non riesco a comprendere. Nella preghiera dei fedeli, da te affidata a ciascuno di noi liberamente, non smettono mai di ringraziare il Signore per quella giornata speciale, felici di poter condividere quel momento con noi.

Non capirò mai, forse, cosa si nascondeva dietro quegli occhi che videro i deserti della Libia, le acque del Mediterraneo, ma torno a casa con una certezza: l’Amore di Dio penetra nei cuori resi puri dallo Spirito e lo trovi in ogni uomo capace di stupirsi e di rallegrarsi per i prodigi che il Signore compie in mezzo a noi.

Ciao padre Arcangelo, guardaci da lassù e accompagnaci nelle nostre preghiere. Grazie per la testimonianza che ci hai lasciato, prega per noi e continua ad abbracciarci come facevi sempre, con tutti.



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