Il Viaggio

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Parrocchia San Giuseppe
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Il Viaggio

Parrocchia San Giuseppe Manfredonia
Pubblicato da Paolo Simonetti in Caritas · 4 Gennaio 2021
Tags: epifaniamagiviaggiometaresponsabilità
Sono le sei di un tiepido mattino di primavera, il sole sta sorgendo con quell’arancio che dipinge il cielo, il mare e il deserto dello stesso colore. Questo giorno, diverso dagli altri, vede affacciarsi alle prime ore dell’alba una carovana di cammelli e dromedari, guidati da uomini coraggiosi. Persone disposte a mettesi in gioco, a cercare un senso più profondo nella propria vita e nel mondo che li circondava. In testa, tre Magi, sapienti, studiosi, nobili che, completamente assorti in questa ricerca, non esitano a lasciare la sicurezza e gli agi della propria terra, della propria casa, e illuminati solo dalla speranza, intraprendono un cammino lungo e pericoloso.

Questi uomini si trovano in un mattino decisivo della loro vita, dopo anni passati a sognare il viaggio, finalmente, a quell’ora, all’albeggiare di quel giorno, vedono realizzarsi il proprio sogno, sicuri di avere una meta, una destinazione, anche se semplicemente immaginata, anche se solo ipotizzata. Smettono di guardarsi addosso, alzano il capo e ora puntano in alto. Si fidano di un segno, di una stella che spunta in cielo.

E noi con loro, “ … al ritmo di questa carovana, al passo di una piccola comunità, camminiamo insieme, attenti alle stelle e attenti l’uno all’altro. Fissando il cielo e insieme gli occhi di chi cammina a fianco, rallentando il passo sulla misura dell’altro, di chi fa più fatica” (Ermes Ronchi).

Partiamo con i Magi, verso un destino sconosciuto. Cerchiamo un neonato, il re dei Giudei! Non sappiamo quanto in realtà il sogno ci condurrà lontano né cosa ci farà scoprire, ma abbiamo un viaggio da affrontare, un mezzo che ci separa da una scoperta, dalla realizzazione di un sogno, un sogno che ancora non conosciamo fino in fondo.

E si parte, quel mattino alle sei, ma non è sempre un’alba. Si affrontano situazioni difficili, la stanchezza e l’insoddisfazione degli uomini, che forse, scoraggiati, desiderano tornare indietro. Si affrontano le tempeste che con violenza ci obbligano a segnare il passo. Insomma, non è un viaggio facile.

Il cammino è pieno di errori: perdiamo la stella, troviamo la grande città anziché il piccolo villaggio, chiediamo del Bambino a un assassino. Cerchiamo una reggia e troviamo, invece, una povera casa. Ma abbiamo l’infinita pazienza di ricominciare. Il nostro dramma non è il cadere, ma arrenderci alle cadute. Ad ogni caduta, però, ci ricordiamo di avere una destinazione, non una trama, non un viaggio spiegato o, peggio, già predeterminato da chissà chi.

Accettiamo il mistero di ciò che accade tra noi e il nostro destino, perché è un mistero che riguarda la nostra libertà. Siamo noi a decidere come andrà il viaggio. Siamo noi a fare le scelte. E siamo così liberi che, a volte, possiamo decidere anche contro il nostro destino.

Che cos’è la libertà se non la capacità di scegliere qualcosa in funzione o contro il nostro destino? Avere una destinazione, una Vocazione, non significa sapere qual è la nostra meta, ma essere certi di averne una, anche se noi forse non sappiamo qual’ è, ma crediamo che ci sia. Se ci dimentichiamo di questo, se pensiamo che la nostra vita sia abbandonata al caso o a qualcosa che già è scritto da qualche parte, abbiamo buttato via l’unica cosa che ci rende davvero umani: la nostra libertà.

Nessuno ha scritto la direzione del nostro viaggio, nessuno ha scritto come andrà il viaggio dei Magi, perché quel viaggio è consegnato a noi, alla nostra creatività, alle nostre scelte, al nostro riuscire a parlare e a convincere gli uomini della carovana, ai nostri studi, alle nostre speranze, alla nostra ostinazione, alla nostra libertà. La libertà di provare la vertigine di una scelta. Oltre ciò che accade, al di là di dove stiamo andando veramente.

Non può esserci alcun viaggio, però, finchè non si ha una meta. Avere una meta non significa capire subito qual è il suo nome proprio, ma svegliarsi una mattina credendo nella sua esistenza, che esiste il bene ed è nascosto dentro la nostra vita.

Cos’è che ci scoraggia? Cos’è che tante volte ci tormenta, ci angoscia, ci pesa addosso, ci toglie tutto? E’ mettere in dubbio che in realtà esista davvero una terra, esista davvero una meta. Senza questa fiducia, senza il fatto che noi crediamo in essa, la nostra vita non può realizzarsi, il nostro viaggio non può essere possibile.

Se oggi ti sei svegliato, c’è un motivo. C’è sempre un senso a tutto. Anche quando tu questo senso non lo sai, non riesci a dirlo, non riesci a capirlo, ma tu sai che esiste. Tu vivi perché esiste un motivo. Tu sei qui, in questa terra, in questo frangente della storia, perché esiste un motivo. Se tu non credi a questo, non è possibile nemmeno il viaggio. E se inizi lo stesso a viaggiare affidandoti al caso o facendoti guidare da un altro, vuol dire che non sei libero, non decidi tu della tua vita.

Per quanti anni i Magi hanno studiato le carte, hanno interpretato gli astri pensando forse di avere in mano la soluzione? Ma poi, durante il viaggio, hanno dovuto rinunciare alle loro convinzioni e affidandosi alla luce della stella, hanno capito che c'era una verità più grande, diventata un fatto, una realtà davanti ai loro occhi, la terra su cui poggiare i piedi. “Al vedere la stella, essi provarono una grande gioia” (Mt 2, 1-12).

A volte è una persona che hai accanto, a volte sono i tuoi figli, a volte quello che stai facendo. E’ la terra che il Signore mette sotto i tuoi piedi, una terra che non avevi immaginato, ma che a un certo punto è accaduta dentro la tua vita. Nulla di tutto questo può succedere senza una decisione, senza una scelta.

L’amore è una scelta: la decisione di andare da qualche parte, di fare un viaggio, di scegliere in favore del nostro destino. Le cose diventano veramente nostre solo quando le scegliamo, non semplicemente quando accadono. Quello che scegli ti porta sempre altrove, in un mondo nuovo, in una vita nuova, in una esistenza che ti sa raccontare il motivo per cui sei nato.

Il dono più prezioso che i Magi portano non è l’oro, è il loro stesso viaggio. Il dono impagabile sono i mesi trascorsi in ricerca, andare e ancora andare dietro ad un desiderio più forte di deserti e fatiche. Dio desidera che abbiamo desiderio di Lui. Dio ha sete della nostra sete: il nostro regalo più grande” (Ermes Ronchi).

E noi, cercatori di Dio? Siamo ancora capaci di sognare? Crediamo ancora nel nostro destino? Abbiamo un segno su cui poggiare i piedi? Allora coraggio, siamo pronti a ripartire per il grande viaggio della vita. Cerchiamo quel Bambino “accuratamente, nella storia, nei libri, nel cuore delle cose, nel Vangelo e nelle persone … fissando gli abissi del cielo e gli abissi del cuore …”.

Buona Epifania del Signore!



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